09 aprile 2009

Chávez: Pechino la nuova capitale del mondo

Chávez: Pechino la nuova capitale del mondo



Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez, ha iniziato martedì la sua sesta visita in Cina, con lo scopo di rafforzare la “alleanza strategica” tra il primo produttore di petrolio del Sudamerica ed il gigante asiatico. È la nuova tappa del viaggio del presidente venezuelano mirato a rinsaldare i rapporti bilaterali con i Paesi che ormai da diverso tempo rappresentano validi alleati, non solo economici. In ogni sua sosta, infatti, Hugo Chávez non ha mai mancato di sottolineare la volontà “multipolare” del suo itinerario.
“È un momento storico in cui si sta creando un mondo nuovo, un nuovo equilibrio, un nuovo ordine mondiale, il mondo multipolare che tanto sogniamo da molto tempo”, ha detto Chávez alla stampa arrivando all’aeroporto di Pechino, proveniente da Tokyo. Il leader bolivariano ha infatti definito la sua visita “parte della creazione di un nuovo ordine mondiale”.
A livello di relazioni economiche, Chávez si trova in Cina per approfondire colloqui e accordi con un potenziale cliente per le proprie esportazioni petrolifere, la cui metà, nonostante i rapporti tesi, è oggi destinata agli Stati Uniti d’America. Pechino è una potenza in vertiginosa espansione, che necessita di risorse energetiche e materie prime che, ad esempio, sta cercando nel continente africano. Ma l’instabilità di quest’area, alimentata proprio da Washington, preoccupata di perdere la miniera di risorse che è l’Africa, rende indispensabile assicurarsi anche risorse più certe e non suscettibili di repentini cambi di governo o guerre civili alimentate ad hoc.
Chávez ha manifestato la volontà di rivedere con i dirigenti cinesi le quote di esportazione: attualmente la Cina, quarto acquirente del greggio venezuelano, importa 380mila barili all’anno, che nelle intenzioni di Caracas dovrebbero aumentare a un milione barili all’anno entro il 2013.
Ma i rapporti fra Pechino e Caracas non sono limitati al solo settore petrolifero. Due mesi fa il vice presidente cinese Xi Jinping ha fatto un tour in America Latina durante il quale Cina e Venezuela si sono accordati per raddoppiare un fondo di investimenti per la penetrazione di compagnie cinesi nel Paese sudamericano e Pechino ha deciso la costruzione di un impianto di produzione di telefonia cellulare e un stabilimento per l’assemblaggio di prodotti elettrodomestici. Nel 2008 il commercio bilaterale ha raggiunto i 10 miliardi di dollari, lo scorso ottobre è stato messo in orbita il primo satellite geostazionario venezuelano, lanciato da una base del Sichuan, nel sud della Cina, e realizzato grazie alla cooperazione scientifica con Pechino, mentre il 24 marzo scorso è stata inaugurata la costruzione di una linea ferroviaria finanziata dal fondo sino-venezuelano per 800 milioni di dollari. Giunto a sua volta a Pechino, Hugo Chávez ha affermato di puntare ad “obiettivi concreti” in tre aree: oltre a fornire alla Cina, come già detto, fino ad un milione di barili di petrolio giornalieri entro il 2013, sono in progetto l’installazione di raffinerie venezuelane in territorio cinese, e la creazione di un’impresa petrolifera binazionale. A dimostrare le potenzialità di questo legame che va sempre più consolidandosi sono proprio le preoccupazioni statunitensi. Di recente, il think tank nordamericano Council on Hemispheric Affairs, in un rapporto si è occupato delle relazioni fra Pechino e il continente latinoamericano affermando che “Il molteplice coinvolgimento della Cina in America Latina significa che essa sta espandendo la presenza economica e politica in una regione che gli Stati Uniti hanno per lungo tempo e concretamente ritenuto una loro prominente sfera di influenza”. Una evidenza che non piace a Washington, da un lato perché è lampante la sua perdita di influenza sul quello che fino a pochi anni fa era ancora considerato il “cortile di casa”, dall’altro perché al suo posto vi si stanno insinuando le potenze storicamente nemiche degli Usa: Cina e Russia.
“Nessuno può ignorare che la capitale del mondo si è spostata a Pechino”, ha dichiarato martedì, senza mezzi termini, il presidente venezuelano salutando l’omologo cinese Hu Jintao. “Durante la crisi finanziaria le azioni della Cina si sono rivelate altamente positive per il mondo; la Cina è il motore principale in questa crisi”. Poco prima di giungere in Cina Chávez aveva affermato: “È crollato il mondo unipolare, il potere dell’impero Usa è crollato. Ogni giorno diventano più forti i nuovi poli - Pechino, Tokyo e Teheran - del potere mondiale che si muove verso est e verso sud”.
E di fronte al presidente cinese ha dichiarato che “Mao Tse Tung aveva ragione: l’impero (Usa, ndr) era una tigre di carta, ed in contrasto con esso si sollevano i nuovi poli dal potere mondiale”.

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