LA GUERRA ALLA DEMOCRAZIA - DI JOHN PILGER
"Il Plan Colombia? Non è necessario". A pronunciare questa frase non è stato un difensore dei diritti umani allarmato per le devastanti conseguenze che da sempre ha l'accordo colombo-statunitense per la lotta a droga e terrorismo. Sono parole uscite dalla bocca di Francisco Santos, nientemeno che il vicepresidente della Repubblica e braccio destro di Alvaro Uribe, paladino del Plan. L'intervista che ha rilasciato al principale quotidiano del paese, El Tiempo, ha stupito e diviso opinione pubblica e maggioranza: si è trattato di dichiarazioni inedite per un filo-americano della prima ora qual è Santos.
No al ricatto. "Il Plan Colombia, che ci ha aiutati tanto e che, dal punto di vista politico e militare, è stato molto importante in un momento critico contro il narcotraffico, ora non è necessario". Il "costo politico" è diventato "troppo grande" per il Paese, è una "questione di dignità", che il gigante nordamericano, sventolando la carota milionaria del Plan Colombia, ha calpestato più volte facendo il bello e il cattivo tempo di Bogotà per anni. Questo in sostanza il nocciolo dello sfogo del vicepresidente che, da probabile candidato alla presidenza del Paese, nasconde molti e profondi perché.
Le vittime del Plan Colombia. Dal 2000, il Congresso Usa rinnova ogni anno un'ingente somma di denaro da immolare a una lotta alla droga quantomeno discutibile, basata su fumigazioni indistinte di milioni di ettari che provocano conseguenze devastanti per la salute di tanti, troppi malcapitati. Interi villaggi sono stati soffocati dal glifosato, il veleno spacciato per anti-coca, che in realtà provoca danni irreversibili alle vie respiratorie, dermatiti incurabili, tumori, aborti spontanei, e quasi niente alle pianticelle incriminate che rinascono dalle loro stesse ceneri. A farne le spese sono infatti le migliaia di famiglie che tirano avanti coltivando yucca, platano o riso, alimenti base per una vita di stenti. E anche se non è a loro che Santos fa riferimento nel motivare il suo "basta" al Plan Colombia, le tante vittime scorgono un barlume di speranza.
Le fumigazioni? Inutili. "Sradicare la coca manualmente porta molti più risultati delle fumigazioni. Noi lo stiamo facendo con i nostri soldi e lo scorso anno abbiamo raggiunto i 90mila ettari". Ebbene sì, Santos ammette anche questo, ossia che le fumigazioni sono inutili per combattere la droga, concetto che le Ong in difesa dei diritti umani vanno ripetendo da sempre, accusando Uribe e gli Usa di usarle per stanare la guerriglia o per cacciare intere popolazioni da terre golose e ricche. Ma cosa spinge Santos a pronunciare parole così stonate in bocca al vice di Uribe? Gli operatori umanitari che lottano da un decennio contro il Plan Colombia e il marcio che cela con la scusa della lotta alla droga ancora non si pronunciano, ma i dubbi sono già molti.
Dietro il no di Santos. In otto anni, sono seimila i milioni che Washington ha dato a Palazzo Narino: 700 milioni all'anno fino all'arrivo della maggioranza democratica al Congresso, nel 2007, quando divennero 550. A questo prezzo, secondo Santos, la Colombia avrebbe svenduto la sua dignità. E il vicepresidente rinuncerebbe a questa valanga di dollari solo in nome della dignità del Paese, del rispetto e di un rapporto da pari a pari con i vicini americani? E se invece si prospettasse all'orizzonte un altro finanziatore altrettanto gigante e forse, con i tempi che corrono, ben più solido degli Usa? "C'è qualcuno che ci vede come la bella donna dell'America Latina per la prima volta negli ultimi 40 anni - ha detto Santos nell'intervista fiume a El Tiempo -. Sono stato tre giorni su e giù per la Colombia con il vicepresidente della Cina e la sua conclusione è stata di stupore davanti al grande paese che ha incontrato. Sono sicuro che siamo entrati nel radar della Cina, dato che, nonostante la crisi mondiale, siamo risultati un paese solido, rispettabile e con un'economia in crescita", quindi "che mi tiri pure le orecchie il ministro degli esteri" o il caro Uribe, ma "è arrivato il momento di evolversi" e di voltare pagina. Magari titolando il nuovo capitolo: "Adios EE.UU, bienvenido China".
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