sabato 11 luglio 2009
L’IPOCRISIA DELL’OCCIDENTE E LA COMPLICITÀ POPOLARE
I più ricchi del mondo, con la complicità della popolazione opulenta occidentale, si sono resi conto del problema dell’Africa: la Fame.
E’ tragicamente comico vedere le popolazioni mondiali immobili, apatiche e insensibili, davanti al cinismo dei loro rappresentanti politici.
Da quando è scoppiata la crisi finanziaria, hanno trovato, come per magia, bilioni e bilioni di dollari, 6 per essere precisi. Dimenticando che, fino a qualche anno prima, nessun paese aveva fondi e volontà concreta per combattere “ il crimine” della fame, molte volte imposta dai paesi potenti del pianeta. E’ più semplice spogliare i poveri che non possiedono i mezzi per difendersi.
I paesi poveri sono costretti a ricevere aiuti dai paesi ricchi nelle condizioni più lesive.
Nel G8 gli stessi politici che prima non avevano la volontà per affrontare il problema, ora, “si accorgono” che la fame potenziata dall’attuale crisi deve essere combattuta, ma dove erano prima?
L’”interesse morale”da parte dell’occidente sull’Africa non è reale, ma solo una mossa geopolitica strategica. Cina, India, Russia, e Brasile sono in continua crescita, i capitali occidentali si stanno spostando verso l’Asia e i paesi ricchi di materie prime. Questo, le diverse oligarchie occidentali lo sanno. L’Africa è diventata terra di shopping a basso costo, i paesi emergenti stanno comprando tutto, sostituendo in termini di capitali i principali paesi occidentali impegnati a far fronte alla crisi che colpisce le loro economie.
Tutto qui l’interesse in Africa, la colossale cifra stanziata per salvare gli speculatori di Wall Street mentre la metà della popolazione mondiale vive con meno di 2 euro giornalieri è testimone della politica NEORAZZISTA dell’elite mondiale.
Cercano di assicurarsi in futuro le materie prime necessarie per sostenere un CONSUMISMO idiota e sprecone. La fonte della giovinezza, cioè creare denaro dal nulla si è prosciugata, gli imperi sono cresciuti grazie alla ricchezza generata dalle carte, adesso iniziano i tempi dell’economia reale.
Questa economia reale, in paesi come l’Inghilterra, è scomparsa, questo è il chiaro esempio di un paese parasita, che non può più sopravvivere senza alimentarsi dalle risorse altrui.
L’unica cosa che realmente mi spaventa è che le popolazioni occidentali restino inermi a guardare.
LA FAME È UN CRIMINE CHE DEVE ESSERE PUNITO CON LA PENA CAPITALE IN QUALSIASI PARTE DEL MONDO.
Vedi anche: IL POTERE REALE ED IL POTERE FORMALE
venerdì 3 luglio 2009
PAUSA
Carissimi amici, il blog resterà inattivo fino al 11 di Giugno.
Auguro a tutti buone ferie, i tempi che stanno arrivando saranno duri, ma decisivi.
Ho trovato questo post un pò di tempo fa; riflettete su che cosa volete e come raggiungerla, non fatevi ingannare nè strumentalizzare.
Ragionate con le vostre teste, non credete a anessuno, e sottoponete tutto ad un analisi critica della realtà quotidiana.
Perchè siamo fin dal primo giorno dei tempi divisi, tra forti e deboli, ricchi e poveri, dove la lotta del controllo di massa è stata sempre in mano ai più potenti.
Non lasciatevi utilizzare per scopi politici.
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La trappola del settarismo e l'usura del tempo
La nostra società è come uno specchio, un immenso cinema, dove per assistere alla sceneggiata si paga un biglietto e si diventa presto protagonisti. Nessuno però si attiene alle regole, cosicchè cerca di ribellarsi, trovando uno sfogo negli estremismi e nel settarismo. Ognuno costruisce la propria verità, tuttavia chi ritiene di possederla, in realtà ben presto ne diventa schiavo. In realtà, è difficile ribellarsi se il nostro tempo viene manipolato ed usurato, dopo che l'uomo ha inventato una macchina per combattere il pensiero: il Logiciel.Cadere oggi nell'estremismo è molto facile, essere criminalizzati è un atto comune che proviene dall’essere parte del sistema. Questa nostra società è come uno specchio, o se preferite, un grande e immenso cinema, dove per assistere alla sceneggiata si paga un biglietto. Mentre i nostri politici, come attori da strapazzo, recitano i loro ruoli gridando in televisione tra uno spot e l'altro - prototipi dei modelli mediatici e di massa costruiti dalle società di comunicazione e dalle multilevel - gli uomini di spettacolo pubblicizzano le carte di credito, e i calciatori, simboli della italianità, diventando esempi di vita senza saper né leggere o scrivere. Il nostro piccolo cinema è fatto così da fotogrammi di speranze che vivacizzano una vita quotidiana, per cui esiste il mondo di un operaio che vuole diventare un grande capo, il povero che vuole diventare ricco, l'impiegata che vuole vincere il Superenalotto: tutti questi sogni, sono degni prodotti di registi che illudono le persone facendo loro credere che tutto si sistema senza che facciano mai nulla. Nessuno però si attiene alle regole, cosicchè cerca di ribellarsi, trovando uno sfogo negli estremi di destra e sinistra, nella politica "democratica", nelle sette - religiose o sociali - nelle multilivel, nel porno, nelle massonerie, nei titoli nobiliari fasulli, nelle associazioni. Ognuno costruisce la propria verità, tuttavia chi ritiene di possederla, in realtà ben presto ne diventa schiavo.
I francesi rivoluzionari ci hanno insegnato che l’uomo lotta per Egalité-Fraternité-Liberté , dando a queste parole un grande significato, che tuttavia oggi vengono ripetute senza capire il vero significato, come del resto per tutte le frasi storiche di uomini che, prima di noi avevano capito il significato della loro esperienza, nel tentativo di lasciare agli uomini del futuro dei precetti sulla base dei quali evolvere. Uomini che poi sono diventati quel popolino che non vuole ascoltare la verità, perché in fondo tutti la conoscono. Così, ad un certo punto della nostra storia si è avuto il crollo della nostra cultura, che ha distrutto dei valori, per crearne altri, sostenuti dall’avvento dell’informatica, che ha creato un nuovo concetto di lavoro e di tempo basati sulla virtualità. Chiunque sappia muovere dei tasti oggi può diventare una qualsiasi persona, in virtù del fatto che ha un programma in grado si sostituire le lacune del suo pensiero e delle sue capacità, proprio come l’introduzione della macchina a vapore sostituì le braccia umane. Qualcuno lo definisce software, a me piace chiamarlo "Logiciel", ossia con il suo vero nome, costituito a sua volta da due parole "logica e materiale".
Queste due parole, nel 1974 si unirono e diedero vita alla commercializzazione del Logiciel, una struttura immateriale, che non si usura, che si può usare da solo oppure simultaneamente. Da allora il mondo cominciò a trasformarsi in maniera innaturale, ossia cominciò ad usurare il tempo, manipolando lo spazio temporale in cui svolgere le nostre attività. Il concetto di popolazione si è trasformato in utenza, importando sistemi di vendita e di credito diversi, mentre la produttività è divenuta velocità nell’elaborazione di dati, e la competitività nella riduzione dei tempi di risposta di un servizio. All’avvento della stessa informatica e del web sta spazzando via le tipografie, i nostri giradischi, il videoregistratore, affondando ben più profondamente le sue radici, sino a cambiare radicalmente il nostro aspetto sociale. Potrei fare tanti esempi, e raccontarvi tanti episodi, ma il mio tempo da dedicarvi è solo questo, perchè voi stessi non avrete il tempo di leggermi; senza che possiate deciderlo tutti noi siamo prigionieri di questo cronometro.
Dopo gli attentati dell'11 settembre, si è aperta una voragine sul mondo, ossia la lotta al terrorismo che ha costretto gli Stati a firmare leggi di controllo di massa, dietro il ricatto delle multinazionali, società che da anni finanziano i cosiddetti dittatori e politici, per poi sabotare la pace e creare nuove guerre. Tutti noi siamo coscienti di quanto accade, e diversi sono stati i tentativi di definire questo "andamento controllato degli eventi", ipotizzando l'esistenza di "governo mondiale", "Bilderberg", "massonerie" o "rettiliani". Tuttavia, il punto non sta nel definire chi sono e come operano, cosa dicono e cosa hanno fatto, ma rendersi conto che costantemente il nostro tempo è manipolato, controllato tramite sistemi informatici di intelligenza artificiale. Le multinazionali sanno come non pagare e far fallire i loro fornitori, per cui riescono a mantenere la soglia della sostenibilità economica per un imprenditore ed un operaio, per un comune ed unico mortale. Oggi il mondo va nella monetica, cioè nella moneta elettronica, e chi oggi decide e controlla i sistemi che gestiranno "questo bene immateriale" avrà un grande potere. Si nasconderà dietro sistemi informatici, e saranno al di fuori di ogni tipo di controllo "materiale": se la Tim oppure la Vodafone considera un minuto di telefonate 30 secondi nessuno potrà controllarli, e quindi come possiamo noi controllare questo cinema.
Tutti noi siamo gli spettatori all’interno di questa multisala. Noi gente del popolo entriamo in questa immensa sala e ci godiamo il nostro spettacolo, ben sapendo che conosciamo solo gli attori ma non i registi, non chi si nasconde dietro tale immensa struttura, ossia chi decide il palinsesto, riscuote i soldi e chiede di vendere solo i suoi prodotti all’interno della sala. A questo punto è troppo facile per i nostri "patrioti rivoluzionari" cadere nella trappola del settarismo, per essere derisi dal pubblico della sala che vuole continuare a vedersi il suo spettacolo. È ovvio che il ribelle diventa anch’esso parte dello spettacolo, come fuoriprogramma, in quanto verrà sempre ricordato come quello che è stato cacciato dal cinema. Anche chi la pensava come il nostro rivoluzionario si rifiuterà di parlare con lui, perché avrà paura di essere deriso e cacciato a sua volta. Viene isolato e diventa prigioniero di sé stesso, perché per farsi ascoltare deve fare qualcosa; sa bene che "i media sono pronti a pubblicizzarlo", ma in questo modo avrà solo un giorno di gloria, e poi un altro giro e un'altra corsa. Come le guerre… "altro soldato morto, altra medaglia". Il nostro rivoluzionario ha infatti capito che fermando lo spettacolo, e interrompendo il flusso del tempo come stabilito dal regista ha la possibilità di vedere scorrere gli eventi in maniera diversa. Un traguardo alquanto vano, se tutto il resto del pubblico resta immobile e istupidito.
Rubando il tempo alle persone, sono riusciti a manipolare le masse, a renderle controllabili su vasta scala, in virtù delle leggi dei grandi numeri. Le persone se non hanno tempo non pensano, e dunque non sono motivo di preoccupazione dei grandi demiurghi dello spettacolo. Noi esseri umani siamo stati concepiti in quest'ordine di tempo e di vita quotidiana, e dunque qualsiasi cosa cerchiamo di fare per dirottare gli eventi e fare la nostra rivoluzione, per forza di cosa cadiamo nel settarismo e saremo isolati. Purtroppo questa trasformazione sta avvenendo e noi non possiamo fare nulla, perchè qualsiasi cosa facciamo siamo semplicemente complici dello stesso sistema, che prevede all’interno dello spettacolo un fuoriprogramma divertente e insolito. Il tempo necessario per capire cosa accade non lo abbiamo, d’un tratto siamo vecchi e stanchi. Solo l'evoluzione del tempo temporaneo pian piano cambierà le cose e non ce ne accorgeremo.
Personalmente, della politica non mi sono mai fidato, mi fido solo dei ladri e dei criminali perché almeno sono di parola. Non mi piacciono le feste e le commemorazioni. Guardo i telegiornali come se fossero delle Telenovele, mi piace camminare senza una meta, e non accorciare mai la strada. Sono un uomo libero perchè non ho voluto essere nessuno, vivo con la gente che mi piace. I miei vecchi amici lavorano dalla mattina alla sera, e non hanno il tempo di alzare un telefono, ma quando mi vengono a trovare giurano di cambiare; in verità non lo fanno mai. Molti vogliono fare affari, altri vogliono fare le rivoluzioni. Io non voglio fare nulla, semplicemente desidero guardarmi questo spettacolo per dire io c'ero. Sappiate infatti, che quando gli spettatori di quel cinema hanno litigato come una grande rissa, facendo volare le sedie, una giuria con un gruppo di testimoni che avevano partecipato alla baruffa, hanno indicato un uomo, definendolo il responsabile del danno, mostrandolo dinanzi a tutti come se fosse un mostro. A quel punto hanno creato Tribunali Internazionali e Commissioni di Inchiesta, per dare un altro spettacolo, ma nessuno ha mai arrestato un registra a quanto mi risulta. Effettivamente, combattere contro l’egoismo è impossibile, e molti cercano di risolvere i problemi con la pace armata, quando anni fa i kamikaze facevano colare a picco le navi americane. Cosa non va in questo mondo? Chi ha rubato la storia, la verità della Bibbia, sapeva che avrebbe dato origine a questa Babele. Chiedetevi dunque chi siamo e da dove veniamo, perché la libertà è dentro di noi: essere o non essere, è questo il problema.
Michele Altamura
sabato 27 giugno 2009
PERCHÉ DOVREI DISPREZZARE LA SCELTA DEGLI IRANIANI ?
Numerosi lettori hanno reagito furiosamente all’ultimo articolo di Thierry Meyssan. Egli si era ripromesso di rispondervi. Malauguratamente incorreggibile, non solo egli non fa onorevole ammenda, ma persiste e si firma.
Il mio recente articolo, « La CIA e il laboratorio iraniano », mi è valso una nutrita corrispondenza, principalmente di carattere ingiurioso. Era da tempo che non ricevevo tante proteste estremiste. La maggior parte dei miei corrispondenti mi rimprovera di essere accecato da un « anti-americanismo viscerale » al punto da difendere la « dittatura dei mollah » e da ignorare l’ondata di giovani Iraniani che lottano a mani nude « per la libertà». A guardarle un po’ più da vicino, queste corrispondenze sono poco argomentate, ma intrise d’ irrazionale passione ; come se non si potesse parlare dell’Iran senza essere trasportati dalle proprie emozioni.
Il fatto è che l’Iran non è uno Stato come gli altri. Sull’esempio della Francia del 1789 e dell’URSS del 1917, l’Iran del 1979 ha lanciato un processo rivoluzionario che contesta alcuni aspetti fondamentali del mondo « occidentale » trionfante ; e lo ha fato a partire da una fede religiosa. Trent’anni dopo, noi « Occidentali », continuiamo a sentire la parola del Popolo iraniano come una condanna morale del nostro modello di vita, ossia della società dei consumi e dell’imperialismo. A contrario, noi troviamo quiete solo persuadendoci che la realtà non è che un sogno e che i nostri sogni sono la realtà. Gli Iraniani aspirerebbero a vivere come noi e ne sarebbero impediti da un orribile clero in turbante.
Non so da dove cominciare per spiegare l’Iran moderno a coloro che vogliono comprenderlo. Trent’anni di propaganda hanno forgiato così tante immagini false che bisogna smontarle una a una. Per trarsi fuori dalla menzogna il compito è grande e il momento non è dei più adatti. Vorrei solo mettere in luce alcune osservazioni preliminari.
La rivoluzione islamica ha compiuto grandi progressi : le pene corporali sono divenute un’eccezione, il diritto ha sostituito l’arbitrio, le donne sono sempre più istruite, le minoranze religiose sono tutte protette — ad eccezione, disgraziatamente, dei Baha’i —, etc. Su tutti quegli argomenti, dove noi troviamo screditabile l’attuale regime, gli Iraniano pensano che esso sia assai più civile della crudele dittatura dello Scià imposta da Londra e Washington.
La rivoluzione islamica ha ancora molto da compiere e deve inoltre controllare quel tanto orientale sistema politico che, per dare un posto a ciascuno, moltiplica le strutture amministrative e conduce alla paralisi istituzionale.
Certo, all’epoca dello Scià, c’era anche una borghesia occidentalizzata che trovava più bella la vita. Essa mandava i suoi figli a seguire gli studi in Europa e sperperava senza limiti alla feste di Persepoli. La rivoluzione islamica ha abolito i suoi privilegi, oggi i suoi nipoti sono in piazza. Con il sostegno degli Stati Uniti. Vogliono riconquistare ciò di cui le loro famiglie sono state private e che non ha niente a che vedere con la libertà.
In pochi anni, l’Iran ha ritrovato il prestigio che aveva perduto. Il suo Popolo è orgoglioso di aver prestato assistenza ai Palestinesi e ai Libanesi ai quali ha offerto la ricostruzione delle loro case distrutte da Israele ed armi per difendersi e ritrovare la loro dignità. Ha soccorso gli Afghani e gli Iracheni, vittime di regimi filo-occidentali e poi degli stessi Occidentali. Questa solidarietà gli Iraniani l’hanno pagata a caro prezzo con la guerra, il terrorismo e le sanzioni economiche.
Da parte mia, io sono democratico. Attribuisco importanza alla volontà popolare. Non avevo capito perché bisognasse proclamare la vittoria di George W. Bush prima dello spoglio dei voti dei cittadini statunitensi della Florida. Non avevo nemmeno capito perché, con la borghesia di Caracas, bisognasse felicitarsi con Pedro Carmona per aver posto in carcere Hugo Chavez, quando il popolo venezuelano lo aveva eletto. Non capisco perché sia necessario chiamare Mahmud Abbas, « Signor presidente », mentre impedisce l’elezione del suo successore facendo sequestrare i rappresentanti del Popolo palestinese nelle galere israeliane. Non capisco perché, sotto un’altra denominazione, si prepari l’applicazione del Trattato costituzionale europeo, mentre gli elettori l’hanno respinto. E, oggi, non vedo in nome di quali fantasmi io dovrei incoraggiare la popolazione dei quartieri nord di Teheran a calpestare il suffragio universale e ad imporre Musavi quando il Popolo ha scelto in maggioranza Ahmadinejad.
giovedì 25 giugno 2009
LA SINDROME DEL FASCISMO
Una sindrome collettiva sta invadendo tutti i ceti sociali, dalle persone di spettacolo, ai comici sino all’ultimo e piccolo uomo di un villaggio: il ritorno del fascismo. Immigrazione, tolleranza sessuale, discriminazione sul lavoro, sfruttamento, ed ogni piccola piaga della nostra società viene giustificata con la parola "pestaggio" o "squadrismo", come se si possa ridurre tutto all’estremismo.
Oggi nel 2008 si parla ancora di svastica ma nessuno hai mai detto però che nella storia, ogni governo nuovo nella sua rivoluzione ha bruciato biblioteche per riscrivere una storia di comodo. Il realtà i crimini più terribili oggi sono compiuti dalle cosiddette classi medie e moderati, i democratici appartenenti ad una borghesia sciocca e sciovinista. Sono loro i militanti di questa "opposizione" che si sta venendo a creare, fatta di professoroni universitari, di figli di papà, che fanno politica per hobby, mentre di notte magari ammazzano qualcuno in una corsa impazzita.
Li abbiamo visti tutti manifestare a Roma, dicendo volgarità, insultando dei Ministri, scendendo nella più deprimente bassezza che possa esistere, che neanche il più vile dei giornalisti avrebbe osato fare. La Guzzanti è andata in Messico per vedere come manifestano le donne, e poi dal palco parla della possibile tresca tra il Cavaliere e il Ministro Carfagna. Ecco, non capiamo qual è il suo problema, magari lei che voleva essere al suo posto. Ma soprattutto ci chiediamo cosa cambia nelle tasche degli italiani se questo è vero oppure no. Siamo davvero arrivati al punto che insceniamo una crisi di borsa perché Berlusconi ha un’amante? Eppure tutti si scandalizzano, e vanno a caccia di scandali, di intercettazioni che, guarda caso, sono pubblicate sempre dal solito quotidiano Repubblica, il democratico e moderato. Parla di prostituzione, riprende il caso di Clinton e la Lewinski, e ripete alla nausea delle cose che tutti hanno già sentito, trite e ritrite. Ma se preferiamo ascoltare questi pazzi esaltati e sentirci dei ribelli, credere di aver detto no ai "poteri" o al "regime", ci sbagliamo di grosso, perché in realtà siamo crollati nella melma della società civile.
In tutto il mondo c’è il malcontento dilagante, anche i ricchi e le caste benestanti hanno paura di perdere quello che hanno e scendono in campo per difendersi con ogni mezzo o propaganda. L’energia ,i termovalorizzatori, i rifiuti, i calcoli, gli scienziati, la Chiesa, gli omosessuali, tutti gridano e ormai persino i cani hanno un’anima che deve essere salvata, persino i morti e i loro nomi devono essere salvaguardati. Noi combattiamo guerre senza sapere perchè, la polizia carica sempre chi ne sa più di loro, e le istituzioni non esistono più. Ma mentre tutti discutono sui falsi problemi che ci hanno creato di proposito per distrarci, in tutto il mondo si prepara la nuova base di una Bretton Woods. Ma a quel tavolo, chi si presenterà per decidere le sorti della nuova umanità e il nuovo controvalore, saranno coloro che possiedono oggi i mezzi per dettare legge. I prezzi stanno aumentando in tutto il mondo, nessuno è stato risparmiato da questa crisi galoppante, e mentre la Russia minaccia di ricorrere alle armi e l’ambasciata americana in Turchia salta, noi ancora stiamo discutendo. Gli Stati Uniti sono in ginocchio, cominciano anche lì scioperi degli autostrasportatori, manifestazioni in cui le persone saccheggiano i negozi, mentre centinaia di persone hanno perso la loro casa e vivono in centri di accoglienza.
Ma avete mai vissuto in America da cittadino libero, siete mai stati fermati dalla polizia con un taser, avete mai affrontato un processo negli Stati Uniti con i medesimi diritti. Beh, sappiate che se non siete figlio di nessuno, in quel paese morite sepolto vivo in un carcere. E questo è il degrado a cui dobbiamo prepararci perché arriverà anche qua. Oggi la sinistra è di uno squallore unico, perché se fino a ieri mangiavano e brindavano a sbafo, oggi gridano estremismo di destra alla prima testa rasata che incontrano. Praticamente oggi è vietato rasarsi la testa altrimenti vieni definito estremista, se ti chiami Hassan sei un fondamentalista, se sei "raffinato" sei un democratico. Alla fine ogni problema si risolve con un nemico, ed è sempre il fascismo il male assoluto, quasi una sindrome, e nonostante siano arrivati i democratici per salvare il popolo italiano e impiccare l'amante del Duce, ancora si ha paura dei fantasmi. Ebbene si, perché la liberazione dell’Italia dal fascismo da parte degli Americani, è lo stesso tipo di salvezza che è toccata all’Iraq e a Saddam Hussein: la condanna a morte. Vorremmo dunque dire alla cara Sabina Guzzanti che il popolo è come una droga, l'effetto del palco droga le persone, anche se non fanno uso di cocaina. Non bisogna essere potenti per sentirsi forti, le folle ubriacano la gente, è come un viagra, però che dura troppo, coinvolgendo altri e spingendoli a combattere delle battaglie inutili.
http://etleboro.blogspot.com/
lunedì 22 giugno 2009
LA SOTTILE LINEA ROSSA
“Che cosa hanno in comune Michael Ledeen (il neo-con Usa, antenna anti-Craxi a Sigonella), Mir-Hossein Mussavi (il candidato specchio della mafia dell’ex presidente Rafsanjani sconfitto alle elezioni del 24 giugno in Iran) e Adnan Khashoggi (il plutocrate saudita)?”.
Se lo chiede Reza Fiyuzat, analista e docente iraniano, e così risponde: “Sono tutti buoni amici di Manuchehr Ghorbanifar, un presunto agente doppio del Mossad, mercante d’armi nonché figura chiave dell’affaire Irangate”, ovvero gli scandalosi accordi per la vendita di armi Usa a Teheran i cui proventi furono utilizzati dall’amministrazione Reagan per finanziare la controguerriglia dei Contras contro il legittimo governo sandinista nicaraguegno nel biennio 1985-86 (ndd).
Di qui una logica addizione: dietro Mussavi, il cosiddetto “riformista”, protagonista delle manifestazioni “verdi” a Teheran, radicalmente sconfitto dal riconfermato presidente Mahmud Ahmadinejad, “forse” c’è la mano del Mossad, di certo quella della Cia e quella del denaro collaborazionista saudita.
Fatto sta che in Iran il 61,6% dei consensi è stato raccolto da Ahmadinejad e il 35,9 da Mussavi: con uno scarto di oltre 10 milioni di voti. L’operazione segreta atlantica è così fallita.
Washington è adusa a intervenire, in Iran. Come notano i commentatori liberi di mezzo mondo, da Robert Fisk a Thierry Meyssan di “Reseau Voltaire,” o noi di “Rinascita”, lo aveva fatto alla fine della seconda guerra mondiale, lo aveva ripetuto nel 1953 per rovesciare il premier nazionalista Mohamar Mossadeq, colpevole di aver nazionalizzato le risorse petrolifere, aveva armato Saddam contro l’Iran, e anche ora, con il tentativo fallito di “rivoluzione colorata”.
Questa volta l’Iran è diventato il campo di sperimentazione di metodi innovativi di sovversione. La Cia si è appoggiata nel 2009 su una nuova arma: il controllo dei telefoni portatili e di internet. Dalla “globalizzazione” dei cellulari e delle reti in poi, i servizi segreti anglosassoni hanno moltiplicato le loro possibilità di interferenza e influenza. Da “Echelon” a Skype si può captare tutto, diffondere e deviare tutto. La National Security Agency (NSA) - la stessa Autorità manovratrice dell’Iran-Contras - ha ottenuto dai fornitori “privati” delle reti di connessione la massima collaborazione. Ed hanno compiuto, nel caso della campagna per le presidenziali in Iran, una capillare opera di identificazione dei possibili “focolai di resistenza o di dissidio” contro il governo legittimo di Teheran o, al contrario, dei gruppi o delle persone filogovernative.
Hanno così ottenuto una “mappa” su cui manovrare la destabilizzazione, senza oscurare nulla.
Come il Mossad. Che si è guardato bene di ordinare il bombardamento o l’oscuramento delle reti di comunicazione durante l’atroce operazione “Piombo fuso” a Gaza, a cavallo degli inizi di quest’anno.
Attraverso gli sms e le messaggerie così monitorate, i signori del pianeta hanno potuto lanciare decine, centinaia di migliaia di inviti “robotici” alla “resistenza” pro-occidentale. Come il Mossad ha insegnato nel luglio e nell’ottobre del 2008 lanciando messaggi robotici alla popolazione libanese e siriana contro gli Hizbollah e il Baa’th.
Lo stesso metodo impiegato a Teheran per drogare la popolazione. Già ad appena due ore dalla fine delle votazioni una sventagliata di sms eteroinviati avevano “informato” destinatari iraniani selezionati che le Guardie della Costituzione avevano reso nota a Mussavi la sua vittoria e l’uomo di Rafsanjani - lo stesso che tre giorni prima aveva dichiarato “scontata la vittoria di Ahmadinejad”, anche sulla scorta di indicazioni statistiche Usa che alla vigilia conteggiavano in “almeno il 20%” lo svantaggio a favore del presidente uscente - ha così potuto chiamare a raccolta la sua rivoluzione colorata. più tardi un’altra sventagliata di sms informava gli “iraniani selezionati” (indirizzo: twitter@stopAhmadi) sulla necessità di seguire Facebook o i lanci Twitter sulle proteste della dissidenza.
“Sfortunatamente” per i manovratori, la società Twitter però ha fermato nella notte le sue linee di comunicazioni per la “normale manutenzione dei suoi server”.
Subito il Dipartimento di Stato Usa allertava la Twitter per sospendere tale manutenzione. Ne ha dato notizia il New York Times, commentando come tali “operazioni hanno contribuito a seminare la sfida del dissenso” e come fosse impossibile, con questa tattica individuare messaggi veri e messaggi lanciati da Langley (sede Cia).
“Destabilizzare, destabilizzare, destabilizzare. Qualcosa rimarrà.” Questo è quanto accaduto a Teheran e dintorni.
Per adesso il piano atlantico, però, è miseramente fallito. Ma lo scacchiere medio-orientale resta la prima linea dell’attacco atlantico all’Europa.
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